Guido Davide Neri (1935-2001)

100711

26.11.1935 (Milano) — 29.3.2001 (Milano)

Publications

(links to the Open Commons of Phenomenology)

Il sensibile, la storia, l'arte: Scritti 1957-2001

2003 - , Verona, Ombre Corte

Crisi e costruzione della storia: Sviluppi del pensiero di Antonio Banfi

1988 - , Napoli, Bibliopolis

Aporie della realizzazione: Filosofia e ideologia nel socialismo reale

1980 - , Milano, Feltrinelli

Natura della crisi cecoslovacca

1979 - aut aut 169, pp.20-31

Realtà e realizzazione: Bloch e il socialismo "realmente esistente"

1979 - aut aut 173-174, pp.89-105

Eredità di Bloch

with Breccia Boella Laura1979 - aut aut 173-174, pp.1-2

Havemann e Biermann a colloquio

1977 - aut aut 159-160, pp.44-47

Wolf Biermann con il "diavolo Havemann"

1977 - aut aut 159-160, pp.31-43

Nota su K. Marko e le ideologie del "socialismo realizzato"

1975 - aut aut 148, pp.14-16

Sul significato del 1068/69 in Cecoslovacchia: a proposito di alcuni scritti recenti

1975 - aut aut 148, pp.39-59

Variazioni ideologiche del socialismo realizzato: l'"umanismo" scientifico-tecnologico

1975 - aut aut 145-146, pp.51-72

Egualitarismo livellatore e socialismo stratificato: Riflessioni sull'ideologia e sulla prassi del socialismo cecoslovacco

1974 - aut aut 140, pp.3-17

Normalizzazione filosofica in Cecoslovacchia

1974 - aut aut 140, pp.70-72

Congetture sull'intenzionalità

1967 - aut aut 99, pp.41-48

Prassi e conoscenza: Con una sezione dedicata ai critici marxisti della fenomenologia

1966 - , Milano, Feltrinelli

Fenomenologia ed estetica

1962 - aut aut 72, pp.517-522

Nota su Banfi, Husserl e il concetto di intuizione

1959 - aut aut 54, pp.373-376

Premessa [all’inedito di Banfi]

1959 - aut aut 54, pp.363-364

Un'opera italiana sulla fenomenologia di Husserl

1959 - aut aut 54, pp.419-422

La riflessione pragmatica nella fenomenologia di Banfi

1958 - aut aut 43-44, pp.75-80

Guido Davide Neri (1935-2001) è stato un filosofo milanese, docente di filosofia teoretica presso l’università di Verona, dal 1968, fino alla sua scomparsa. Allievo di Antonio Banfi e di Enzo Paci, Neri rappresenta una delle ultime sintesi della Scuola di Milano, di cui riprende alcuni dei temi portanti: ricerca fenomenologica, analisi storico-politica, studi estetici. Rispetto ai suoi maestri, del cui pensiero è stato uno dei maggiori interpreti, Neri sviluppa un percorso di ricerca originale, caratterizzato da una critica delle ideologie del Novecento e dei loro fallimenti, e da una lettura non dogmatica della storia contemporanea, volta a metterne in luce discontinuità e aporie. Forte di un’indole scettica e fedele al principio dell’epochè fenomenologica, Neri ha ripercorso le avventure della dialettica marxista, focalizzando in particolare la sua attenzione sull’Europa centro-orientale, e sulle varie forme di controcondotta e dissenso che, a partire dagli anni ’60, sono andati germinando in quel contesto storico. I suoi autori di riferimento – Husserl e Merleau-Ponty, Bloch e Lukács, Kosík e Kołakowski – rivelano la tensione intellettuale tra ricerca teoretica e storica che ha caratterizzato il lavoro di Neri, dalle principali monografie, ai saggi su aut aut e Il filo rosso, fino al materiale inedito conservato presso il Fondo Neri, da pochi anni istituito presso l’Università di Milano.

Durante gli anni universitari, trascorsi tra Pavia e Milano, Neri ha l’occasione di frequentare gli ultimi corsi di Banfi, ormai lontano dalla fenomenologia e intento a perfezionare (e radicalizzare) il suo umanesimo di stampo marxista, e dell’ancor giovane Paci che, in quegli stessi anni di dopoguerra, intraprende un confronto innovativo con gli esiti della ricerca husserliana, e in particolare con i contenuti della Crisi delle scienze europee, oggetto di numerosi corsi. Proprio questo “apprendistato fenomenologico”, secondo l’espressione di Luciano Fausti, ha consentito a Neri di acquisire un metodo di ricerca che lo ha accompagnato, non solo nei suoi studi delle opere di Husserl, Merleau-Ponty, Patočka (dei quali traduce e cura varie pubblicazioni), ma, più in generale, nell’analisi del pensiero storico e politico novecentesco. A questi interessi, va ad aggiungersi quello per l’arte e l’estetica, decisivo in questi primi anni, e dovuto in particolare agli insegnamenti di Dino Formaggio, con cui Neri si laureò nel 1957. Neri continuerà a interessarsi a questi temi anche negli anni successivi, dedicando diversi scritti a Panofsky (si veda la sua curatela del 1962 di Panofsky, La prospettiva come forma simbolica e altri scritti) e a Caravaggio, e interrogandosi sul rapporto tra fenomenologia ed estetica.

Agli anni di studio, segue una fase di ricerca che lo porterà nei primi anni sessanta a Praga, ospite dell’Accademia delle Scienze della Cecoslovacchia e, in seguito, negli Stati Uniti, dove nel 1968 è visiting scholar presso la Pennsylvania State University. A Praga, Neri entra in contatto con la giovane generazione di intellettuali cechi che, in questi anni cruciali, portano avanti l’idea di riformare il socialismo dal suo interno, a partire da una profonda reinterpretazione del materialismo e della prassi marxiana. E’ grazie a Neri che in Italia si diffondono le opere di Karel Kosík e di Jan Patočka che, pur così profondamente diversi, condividono con Neri l’interesse per la fenomenologia e la politica. Durante la sua esperienza americana, Neri dedica a Marx una serie di lezioni e conferenze, i cui testi inediti sono conservati presso il Fondo Neri. Analizzando il pensiero di Marx, Neri si rifà in particolar modo, oltre che all’insegnamento di Kosík, agli scritti di Gajo Petrović e alla scuola jugoslava legata alla rivista Praxis. Tornato in Italia, inizia un lungo periodo di insegnamento a Verona, durante il quale incentra i suoi corsi sulla fenomenologia post-husserliana, su Bloch, sull’idea filosofica di Europa e la sua eredità, a seguito del fallimento dei principali progetti politici novecenteschi. Escono in questi anni le sue opere più note: Aporie della realizzazione (1980), sulla filosofia e l’ideologia dei paesi del socialismo realizzato, e Crisi e contruzione della storia (1984), dedicato, ancora una volta, al maestro Banfi.

In più occasioni, Neri ha manifestato il suo debito nei confronti dei sui maestri milanesi, per averlo iniziato allo studio della fenomenologia. In tal senso, il passaggio dall’insegnamento di Banfi a quello di Paci è decisivo. “Al centro non era più – scrive Neri poco prima di morire, ricordando quegli anni – il ‘disperato razionalismo’ del fondatore della fenomenologia: il fuoco della rilettura era diventato il ‘mondo della vita’ e la critica dell’obbiettivismo moderno”. Un pensiero che ben si presta a una generazione di giovani studiosi che, durante gli anni sessanta, si raccolgono intorno a Paci, desiderosi di affinare un pensiero che consenta di riguadagnare un sguardo disincantato, ma non indifferente, sulla realtà sociale e culturale circostante, contro “l’asfissiante razionalismo” di Banfi e, più in generale, contro l’impronta culturale del PCI. Neri rientra in questa nuova leva di studiosi e in questi termini si possono interpretare anche i suoi studi fenomenologici. “Con il tema del mondo della vita – ribadisce Neri, in un altro tra i suoi scritti più tardi – la fenomenologia mostrava di saper affrontare i problemi posti dalle scienze storiche e sociali, dall’antropologia culturale e infine anche dal pensiero marxista”. L’esempio di Paci, tuttavia, che cercò a tutti gli effetti di coniugare metodo fenomenologico e dialettica marxista, è seguito dall’allievo solo parzialmente, lasciando la sua impronta più visibile nel volume del 1966, Prassi e conoscenza, una cui parte è dedicata ai critici marxisti della fenomenologia. Col passare del tempo, tuttavia, Neri adotta una posizione di sempre più evidente rottura, prediligendo a qualsiasi tentativo conciliatorio una critica fenomenologica del socialismo realizzato e delle sue distorsioni. A tal proposito, il confronto con Kosík e il dissenso, all’interno del socialismo reale, giocano un ruolo di primo piano.

Come si evince dalla sua opera del 1980, Aporie della realizzazione, Neri distingue due fasi e due generazioni di filosofi, all’interno della complessa crisi del socialismo in costruzione. Da una parte, la prima generazione è rappresentata da György Lukács e da Ernst Bloch. Proprio al pensiero di quest’ultimo, alla sue concezioni di storia e di utopia e ai suoi numerosi ripensamenti, Neri dedica una lunga analisi, che tornerà periodicamente anche negli anni successivi, come testimoniano i programmi dei suoi corsi universitari. A Bloch è ispirato, d’altronde, il titolo del libro, che Neri ricava da una pagina di Principio speranza. È all’interno della dialettica tra realtà e realizzazione, tra condizione presente e speranza futura, che Neri individua l’andatura del socialismo reale, della sua filosofia e della sua idelogia. Solo con la seconda generazione di filosofi, tuttavia, le aporie della realizzazione socialista vengono veramente al pettine; la malinconia di Bloch cede infatti il passo allo sguardo scettico di Kołakowski e al tentativo di Kosík di rileggere la dialettica marxista in termini concreti, al di là di ogni deriva ideologica. Dello stesso tenore è anche il libro su Banfi, Crisi e costruzione della storia, di pochi anni successivo, in cui Neri si confronta con lo stesso tema della realizzazione, inteso stavolta nei termini del tentativo banfiano di costruire un percorso storico su basi razionali, oltre la crisi della civiltà moderna, verso una nuova prospettiva umanistica. Alla luce del ritratto offertoci Neri, che si concentra in particolare sugli anni ’30, intesi come momento cruciale per lo sviluppo della teoria banfiana, emerge un’immagine di Banfi particolarmente complessa, nella quale la svolta ideologica e l’adesione ad comunismo non offuscano il perdurare di uno spirito critico e di una prospettiva europea, che si sviluppa al di là dei particolarismi delle filosofie nazionali.

Una menzione a parte merita il patrimonio archivistico reso disponibile dalla creazione nel 2009 del Fondo Guido Davide Neri, presso la Biblioteca di Filosofia dell’Università degli Studi di Milano. In tale archivio è raccolta un’imponente quantità di materiali inediti, che comprendono riflessioni, appunti per corsi e seminari, annotazioni di viaggio, corrispondenze. Di particolare rilievo, in vista di futuri studi sul pensiero filosofico di Neri, sono i 149 quaderni, contenenti le riflessioni del filosofo, dalla metà degli anni cinquanta, fino alla sua morte. Attraverso la lettura di questi scritti, ora completamente consultabili e in corso di digitalizzazione, è possibile chiarire il rapporto e gli scambi di Neri con altri rappresentati della filosofia milanese: da Banfi a Paci, da Dal Pra a Preti. Grande importanza rivestono anche i commenti in presa diretta su alcuni tra i più rilevanti avvenimenti storici del Novecento: dall’invasione sovietica in Ungheria del 1956, alla Primavera di Praga, fino al crollo del socialismo reale. Senza dimenticare, infine, le riflessioni sul ruolo della filosofia nella società, sul modo e l’opportunità di insegnarla, e sulla sua tenuta, di fronte alle scosse della storia.